La legge del lupo solitario (Lugli Massimo)

Solitario, asociale, sempre a caccia di cibo, sesso e denaro, Lupo è il protagonista di questo viaggio negli inferi di una qualunque città italiana: quel mondo oscuro, parallelo, sordido o patetico che spesso sfioriamo senza neanche rendercene conto. Un personaggio controverso e irresistibile, capace di esplosioni di violenza estrema ma anche di sprazzi di ironia e umorismo, con uno sguardo da monello stagionato che ce lo rende simpatico fin dalle prime battute. L’odissea di Lupo comincia con un coltello a serramanico trovato in un prato vicino a una mensa di carità, ruota attorno a un pacco pieno di banconote che passa da una mano all’altra e si conclude in modo imprevedibile, in una svolta finale tinta di giallo. Dai bivacchi del “popolo dei rifiuti” all’ospedale psichiatrico, dal carcere alle orge sataniste, dalle fungaie sotterranee ai combattimenti clandestini di uomini e di animali, il protagonista è preda e predatore al tempo stesso, sempre in fuga e sempre all’attacco, in cerca di un rifugio o di un pasto, con una presenza minacciosa alle spalle e il traguardo sempre troppo distante. Tutt’intorno, una fetta di umanità dolente, inquietante o minacciosa: piccola malavita, senzatetto, laidi primari ospedalieri, professionisti dalla doppia o tripla vita. Una storia a tinte forti raccontata con un linguaggio efficace, diretto, senza eufemismi né compiacimenti. Una storia che parla di fame, freddo, agguati, inganni, scontri sanguinosi, perversioni di ogni genere ma che offre anche inaspettati spunti poetici.

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